Violetta di Parma


Ciao a tutti, l’altro giorno riordinando vari cassetti in casa, in uno di essi mi è capitata tra le mani una bella boccetta vuota del profumo Violetta di Parma, questa boccetta una mia reliquia, poichè era una bottiglietta appartenuta a mia nonna alla quale piaceva questo profumo. Mi è tornato alla mente che da bambina la sentivo profumata di questa essenza, stesso profumo del quale odorava anche la sua camera. Mia nonna non era una donna ambiziosa, ma da quel che ricordo, credo che il suo unico vezzo sia proprio stato questo profumo.

È una fragranza ancora oggi molto apprezzata. Classica, magari un po’ retro, dai toni inebrianti, ma delicatissimi. Porta alla mente subito la primavera e ricordi fanciulleschi spesso legati alle nonne, come appunto nel mio caso.

La creazione di questa essenza la si deve a Maria Luigia D’Asburgo. Difatti il felice ducato di Maria Luigia, seconda moglie di Napoleone Bonaparte,  a Parma fece un regalo alla città. Tra le tante preziosità, anche un profumo indimenticabile ora, come allora: quello alla Violetta. Questa fragranza nasce dalla passione che Maria Luigia aveva per le violette, un tipo di fiore che lei adorava come profumo ed anche come colore.

La storia racconta che ancor prima del suo arrivo in Italia, nel 1815 scriveva dal castello di Schonbrunn alla sua dama d’onore a Parigi:
Vi prego di farmi tenere qualche pianta di Violetta di Parma con le istruzioni scritte per piantarle e farle fiorire; io spero che esse germoglieranno bene, poiché io divengo una studiosa di botanica, e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore…” .

Immagine reperita nel web

Maria Luigia arrivò  a Parma nel 1816, la sovrana si volle occupare personalmente della loro coltivazione. Le violette furono coltivate sia nell’Orto Botanico da lei stessa voluto, sia nel giardino della residenza estiva di Colorno, il palazzo dove per primo andò ad abitare.
Maria Luigia sembra abbia amato la viola anche come simbolo e come già detto sopra pure per il suo colore, tant’è che le aveva elette a simbolo della città ducale e imporre il colore viola a emblema del ducato. In alcune lettere una viola dipinta avrebbe sostituito la sua firma, e di colore viola volle che fossero le divise dei suoi valletti, gli abiti dei cortigiani, i propri mantelli.
Non è difficile immaginarne il motivo. Il fiore è decisamente il simbolo dell’eleganza discreta e delle nobiltà più raffinate, quali furono gli Asburgo.

Sembrerebbe che la Gran Duchessa di Parma e Piacenza trovò al suo arrivo a Parma una città che, ora come allora, ha una caratteristica unica: violette spontanee. Fiori meravigliosi a colorire e profumare ogni zolla di terra.
Trattasi di una fioritura spontanea all’inizio della primavera. Questa fioritura  regala alla nostra città un profumo inebriante, ma delicatissimo. Fragranza che fece innamorare Maria Luigia al punto di adoperarsi affinché ne seguisse una creazione speciale e destinata a durare nel tempo.
Sostenne, così, le ricerche dei frati del Convento dell’Annunciata. Le ricerche, dopo un lungo e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalla violetta e dalle sue foglie un’essenza del tutto uguale a quella del fiore.

Immagine reperita nel web

I primi flaconi di Violetta di Parma, prodotti grazie alla abilità alchemica dei frati erano unicamente destinati all’uso personale della Duchessa Maria Luigia. Avevano una caratteristica: la delicatezza della fragranza si abbinava alla trasparenza del liquido.

Fu da questi stessi frati che verso il 1870 Ludovico Borsari ebbe la formula segreta, sempre gelosamente custodita, per la preparazione di quel profumo. Borsari ebbe per primo la coraggiosa idea di farne una produzione da offrire ad un pubblico più vasto.
Iniziò così la carriera del futuro cavaliere Ludovico Borsari, che trasformerà la sua iniziativa nella prima grande industria italiana di profumi. Un’industria nota in tutto il mondo. Abili creatori realizzarono scatole e confezioni preziose e soprattutto bellissimi vetri lavorati, che caratterizzeranno la produzione Borsari 1870 per oltre un secolo, facendone il simbolo del raffinato stile italiano nel mondo .

Questa fragranza ebbe un successo tale che , nel corso dei secoli, è stata imitata in tutto il mondo, ma non tutte le produzioni hanno sempre raggiunto il livello qualitativo del profumo portato dalla Gran Duchessa.

Oggi, come oggi, a Parma viene consigliato di acquistare la Violetta di Parma prodotta a Salsomaggiore, perché pare si avvicini molto alla formula originaria, caratterizzata, come descritto, dalla delicatezza della fragranza e dalla trasparenza del liquido.

Immagine reperita nel web

Cenni storici e date reperiti da qui

37 pensieri riguardo “Violetta di Parma

    1. Grazie Martina, hai proorio ragione, i profumi legati all’infanzia sono davvero magici e ci riportano indietro nel tempo, ai nostri ricordi di quando eravamo bimbi, ed è per ilnr8c8rdo di mia nonna che mi è venuto alla mente di scrivere questo e anche un pò di dedicarglielo ❤. Buon pomeriggio carissima 😘

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  1. Bellissimo articolo, ma per caso nel tempo hanno anche creato le caramelle all’essenza di violetta? Avevo visto un programma televisivo che ne parlavano ma francamente non mi ricordo se è l’Emilia la regione dove le producono o da qualche altra parte.

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    1. Ciao Cate innanzittutto grazie per avere apprezzato l’articolo, e pensare che credevo non sarebbe interessato a nessuno, mi è venuto in mente di scriverlo per la boccetta e per il ricordo di mia nonna. In quanto invece alle caramelle ebbene si, sono state realizzate qui a Parma delle caramelline di zucchero fatte a fiorellino di viola, sino a qualche anno fa le si trovavano in una nota pasticceria del centro città, adesso non saprei dire se le producono ancora, a dire il vero non saprei neanche dire se quella pasticceria esista ancora, fa parte di una zona del centro nella quale non mi reco mai. A quanto pare ricordi molto bene!!! Buon pomeriggio 😘

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      1. Non avendo mai avuto dei nonni purtroppo non ho ricordi così belli e presenti nella mia vita anzi sono molto molto assenti. Sono contenta allora di averci azzeccato sulla storia delle caramelle alla violetta perché onestamente io le apprezzo moltissimo. A Milano c’era una torrefazione caffè che li vendeva ma da quando ha chiuso qualche anno fa non ne ho mai più vista in giro. Ci sono delle limitazioni come quelle della “Leone” ma fan pena. 🤗 grazie a te!

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  2. Complimenti, Giusy, per questo racconto accurato quanto dettagliato. Fa venir voglia di sentire intorno il profumo della violetta. Anche se abitualmente non li “indosso” sono un amante dei profumi in particolar modo di quelli “inebrianti ma delicatissimi” come tu hai definito quello della violetta. Nel mio terrazzo ho coltivato una pianta di violette e, come tutte le piante, la curo e la rispetto, ma quando tornerà a fiorire la guarderò con un occhio di riguardo pensando al suo potere olfattivo. Grazie ancora!🙏🌹

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